Cronache dalla Corsia – Episodio 13

Episodio 13 – Nessuno è più basito 

Stamani sembrava un giorno come tanti all’ospedale. Mi alzo, mi lavo quel tanto che drenaggio e bendaggi mi permettono, effettuo un download stimolato forse dall’aria confezionata, quindi rientro in stanza in attesa del passaggio del medico.

E qui comincia la sfilata dei protagonisti della stagione che salutano il pubblico: passa Fujiko a dispensare saggezza e medicinali, poi altri infermieri per la colazione, quindi arriva il dottore di Prolasso e lo dimette.

Faccio un altro download per festeggiare.

Il set inizia a svuotarsi: gli infermieri pian piano svaniscono e ne rimangono solo due o tre, le altre stanze vengono pulite e chiuse, nell’aria c’è come una triste musica giapponese, mi aspetto che da un momento all’altro si inizi ad avvertire l’odore di qualche pentola che bolle.

Finisco libri in lettura, ne inizio altri nell’attesa. Predispongo tutte le mie cose alla partenza, mi basta un segnale.

Infine, dal nulla compare una specializzanda, che mi dice “Sei guarito. Va’ e non peccare più” o qualcosa di ugualmente solenne. Appena la tipa esce mi rendo conto di non averle chiesto una cosa importante riguardo al certificato medico relativo alla mia convalescenza, ma niente, appena esco in corridoio vedo rotolare cespugli come nel deserto dell’Arizona. Ci deve essere una botola segreta da qualche parte.

Comunque mi viene tolto il drenaggio: la volta scorsa (nel 2006) ricordavo questa esperienza come dolorosissima per un decimo di secondo e poi disgustosa per il tempo restante, mentre sentivi chiaramente un tubo che ravanava nelle tue budella. Stavolta mi è stato consigliato di “prendere un bel respiro”, suggerimento che io avevo sempre applicato per prendere le supposte ma che ho recentemente scoperto essere un ottimo contrasto a qualsiasi tipo di dolore fisico improvviso. Il risultato è stato quello di sentire un dolore piuttosto forte dovuto al diaframma che premeva sulle ferite interne unito alla sensazione che un gatto mi camminasse nell’intestino. Non è stato così doloroso come pensavo, cioè il dolore sul punto dove era innestato il tubicino non l’ho proprio sentito. Ero invece occupato a maledire me stesso per aver fatto un respiro immediato e profondo senza tenere di conto il fatto di avere ferite interne vicine al diaframma. Insomma: mi ha fatto più male respirare che togliere il drenaggio.

Ma improvvisamente ero libero!

Libero di sciogliermi, perché fuori c’erano 36 gradi. I bendaggi, perlomeno, si sono staccati quasi subito per via del sudore. Per fortuna sono stato assistito da due amici, che per il ruolo svolto chiamerò Angelo e Angela. Angelo mi ha prelevato con la macchina portandomi a casa, Angela si è offerta volontaria per accompagnarmi in Toscana con la mia macchina (visto che io certo non posso ancora guidare per lunghi tratti) per poi rientrare a Roma in treno (stasera stessa, rifiutando un’offerta di mare e piscina pur di poter mantenere la parola data al proprio fidanzato, quella cioè di permettergli di accompagnarla domattina a Porta Portese. Se sembra contorto è perché lo è, ma c’è di mezzo qualcosa che sembra vero amore, e questa cosa è bella, dai).

Fatto sta che grazie ai due Angeli suddetti adesso sono finalmente nel mio letto, mi sono pulito le ferite e ho rimesso i bendaggi. Adesso posso chiudere il sipario anche su queste vicissitudini: nei prossimi giorni mi riposerò, speriamo senza grosse sorprese.

Grazie infine a tutti voi per avermi seguito fin qui: il vostro affetto mi è servito davvero molto per non scoraggiarmi nei momenti più grotteschi di tutta questa vicenda. Non avete idea di quanto faccia bene ridere dei propri guai quando si sta male; se vi capitasse di stare male, e prima o poi purtroppo capita, provate anche voi a riderne e resterete sorpresi dall’effetto.

A presto dunque, ci vediamo in giro. Mi riconoscerete perché sono quello senza colecisti.

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