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Cronache dalla Corsia – Episodio 6

Episodio 6 – Andata e ritorno

Domattina mi mancherà la sveglia dello stordito, che alle 5:30 si toglie la mascherina dell’ossigeno. Mi mancherà di urlargli contro di starsene zitto e lasciarci dormire. Mi mancherà il bagno con quel miscelatore che devi ricordarti di spostarlo sull’acqua calda quando lo chiudi, perché altrimenti gocciola. E mi mancherà anche la tazza del cesso con il copritazza appoggiato in un angolo, così da permetterti di scegliere ogni volta se ne hai bisogno oppure no. Mi mancherà anche quell’impagabile brivido della colazione, quando sai benissimo che il tè sarà freddo, ma non scopri fino all’ultimo se ti toccano i Plasmon o le fette biscottate (oggi Plasmon). Mi mancheranno i gabbiani che si mangiano le saponette del normale, visto che lui le mette sul davanzale ad asciugare, ma che in compenso schifano i panini della mensa ospedaliera, sullo stesso davanzale. Mi mancheranno anche i commenti degli infermieri, durante la giornata, in merito alle mie urla del mattino.

Tutto questo mi mancherà, lo avrete immaginato, perché sono tornato a casa. Ho pazientemente atteso che si concludesse il giro di visite odierno per trovarmi nuovamente faccia a faccia con la dottoressa di qualche giorno fa, quella che subito aveva diagnosticato la colecistite. Vediamo insieme i risultati della colangio RM (quel simpatico esame che ieri mi ha tenuto occupato per buona parte del pomeriggio, e che ha dilazionato le mie dimissioni di due intere giornate) e il suo commento è “perché te l’hanno fatta fare? E’ un esame inutile nel tuo caso. In genere si fa solo se i sintomi persistono anche dopo l’operazione”. Io non ho potuto che allargare le braccia sconsolato; le ho anche fatto presente che non sono laureato in medicina e quindi non posso che fidarmi di quanto mi viene detto di fare, ma anche che tutto sommato mi sarei sufficientemente rotto di vedere ogni giorno un medico diverso che dice l’opposto di quello del giorno prima. Mi dà ragione, ma la ragione è dei fessi, quindi forse mi ha dato del fesso. Rido, come un fesso.

A questo punto però la domanda che mi preme, e che faccio, è “che ne sarà di me? Quando mi rimandate a casa?”. Lei fa la stessa faccia stupefatta che avrebbe fatto se le avessi chiesto di controllarmi la pressione delle gomme. Ma l’unica obiezione valida che sa contrapporre alla mia richiesta è il fatto che gli altri medici le hanno lasciato tre dimissioni da fare, tutte su casi che non ha seguito personalmente se non di sfuggita. In ogni modo mi dice di aspettare, che mi dimetterà per ultimo. Mi chiede anche come intendo fare per l’operazione, perché ovviamente ancora non sono guarito e non le va di mandarmi via senza operarmi. Io le faccio presente i tempi che mi sono stati prospettati, e mi dà ancora ragione (fesso), poi le parlo del mio piano alternativo, quello di rivolgermi a una clinica convenzionata. Lei fa ancora la faccia del gommista, dicendomi che è sempre meglio operarsi in una struttura pubblica. Le dico che sono d’accordo con lei, ma che la struttura pubblica mi ha prospettato tempi biblici.

Ed ecco che la dottoressa se ne viene fuori con un inaspettato piano C, che sembra un classico espediente da serie TV, di quelli che escono sul finale e che se servono da premessa per tutta la stagione successiva. “Ma perché” mi dice, “non fai una visita privata con un chirurgo che lavora qui in ospedale in modo che poi lui ti faccia passare avanti e ti operi prima degli altri?”. Mi dà qualche dettaglio in più, e rimaniamo d’accordo per rivederci lunedì, così che lei possa chiamare il chirurgo per chiedergli questa cosa in mia presenza. Anche perché ci sta benissimo che non sia possibile fare niente del genere, trattandosi di un intervento in laparoscopia, e i chirurghi a quanto pare odiano la laparoscopia perché richiede precisione e probabilmente anche perché c’è poco da squartare.

Ora, io sono contento di avere un’opzione in più, eh. La cosa che veramente non riesco a mandare giù è il fatto che debba sempre esistere la manovra elusiva “per i furbetti”, che basti pagare un pizzo (la visita privata) per ottenere un privilegio (l’operazione con priorità), e sarei quasi intenzionato a orientarmi comunque sulla clinica convenzionata, perché almeno in quel caso lo so da subito che mi rivolgo al mondo del privato e non ci sono magheggi strani. Però poi ci penso su un altro po’ e ricordo che anche il mio gastroenterologo è primario di chirurgia in un (altro) ospedale pubblico, e che insomma qui fanno tutti nel solito modo. Ed è un modo squallido e deplorevole, e la vera riforma della sanità andrebbe fatta partendo proprio da qui, impedendo a chi fa il dottore in una struttura pubblica di esercitare anche la professione in privato (come avviene in ogni altro ambito, eh! Io per esempio non posso esercitare la professione di informatico per i cavoli miei, perché sono dipendente pubblico). Il medico con cui avevo parlato l’altro ieri, quello gentile che ci provava, me lo aveva detto chiaramente: “Il chirurgo ti ha detto che ci vogliono tre mesi? Io vorrei che una volta tanto questi signori si trovassero dall’altra parte e si sentissero dire anche loro che devono aspettare mesi per ricevere cure urgenti. E invece gli stessi personaggi, quando lavorano in clinica, nello stesso tempo riescono a concludere il doppio degli interventi”.

E questa stagione di “Cronache dalla Corsia” si chiude proprio su queste note amare, con un cliffhanger da manuale:

Luigi esce dall’ospedale, ancora non sa dove si opererà, né quando. Ma per il momento non ci pensiamo, perché fuori fa caldo, è una bella giornata e la città trasuda voglia di vivere. Si mette ad attendere un autobus sotto al sole, ma per mezz’ora non passa nulla. Si incammina a piedi, ed è proprio allora che arriva l’attacco di diarrea.

 

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Cronache dalla Corsia – Episodio 5

Episodio 5 – Il radiologo colpisce ancora

La quiete prima della tempesta. L’attesa che precede la battaglia. Le nove puntate in cui si aspetta che succeda qualcosa prima del finale di stagione. Questa potrebbe essere la descrizione della giornata di oggi, qui in corsia.
Tutti sono stati buoni, nessuno ha dato di matto, una vera noia e soprattutto una solenne fregatura per me che adesso rischio di scrivere un episodio sottotono, e poi gli ascolti calano e ci tocca abbandonare le speranze di vincere un Emmy.

Vi parlo allora del mio pranzo: vedete se indovinate cosa ho mangiato? Provateci, su… Lo volete sapere? Niente! Perché la risonanza magnetica richiedeva di andare a stomaco vuoto!

Dato che non abbiano argomenti migliori, parlerò dunque dei parenti in visita ai miei compagni di stanza.
Il lento è da settimane in attesa che lo operino a un piede. È un intervento piuttosto complicato, ma nessuno sa fissare una data certa. Le due figlie oggi si sono prodigate per rincuorarlo e hanno fatto un po’ la voce grossa con lo staff medico, temo senza esiti significativi; lui in compenso è sempre più depresso e sempre più sarcastico nel commentare ciò che avviene qua.
La moglie del moribondo viene ogni 3 giorni perché deve accudire una figlia disabile, e capisco che farebbe volentieri a meno di venire perché non riesce a interagire col marito in nessuna maniera e questa cosa ovviamente la distrugge.
Il figlio dello schiodato oggi ci ha spiegato che suo padre (colpo di scena!) non è così schiodato come sembra: pur novantenne, a casa è quasi del tutto autosufficiente e va anche in giro da solo per il quartiere, però lo fa portandosi sempre dietro la bombola dell’ossigeno. Quando non è sotto ossigeno, perde il lume della ragione. Il motivo per cui nei giorni scorsi è apparso particolarmente schiodato è che gli infermieri non gli davano l’ossigeno, o non gli cambiavano la bombola quando finiva. Quando ha il respiratore diventa in effetti un’altra persona.
Chiudiamo con l’isterica figlia del normale, che oggi ha dato il meglio di sé nel teatrino con il genitore:
“Papà ti ho portato il riso ai funghi così non mangi solo quello che ti danno qua”.
“Chi te lo ha chiesto? Qua abbiamo abbastanza da mangiare ed è buono”.
“Papà usa l’inalatore per respirare”.
“No, sono in cura, mi danno loro quello che mi serve, questo inalatore portalo via”.
“Papà a casa ti devo comprare lo spremiagrumi elettrico così fai meno fatica a farti le spremute”.
“Non faccio nessuna fatica e mi vengono meglio con quello normale, mica sono un incapace come te”.
“Papà chiamo l’infermiera perché il tuo vicino forse si sente male”.
“Devi farti i cazzi tuoi!!!”.

Meglio che al cinema.

Dopo pranzo, l’infermiera che sta staccando il turno mi dice “hai appuntamento alle 16:40, quindi magari alle 16:30 ricorda ai miei colleghi di chiamare in radiologia”. Inizio ad avvertire un lieve motivo di preoccupazione. Alle 16:30 passo e ovviamente loro cascano dal pero, 10 minuti dopo ripasso e l’infermiera di turno (finalmente una carina, anche se non sembra particolarmente sveglia) sta ancora cercando di telefonare, prova mille numeri e ognuno la rimbalza dicendole che lui non c’entra niente con il mio esame. Un’altra infermiera si unisce al tentativo, frugano su agende telefoniche cercando il numero giusto ma senza risultato. Dopo un pochino provo a buttare là un “la vostra collega diceva di chiamare in radiologia”, al che loro dicono “ovviamente eheh, è quello che stiamo cercando di fare”. Sarà un caso, ma subito dopo azzeccano il numero esatto. La macchina per la risonanza è in ritardo, richiamano loro quando si libera.
Alle 17:45 chiamano e scendo di nuovo nell’anticamera di radiologia, dove già sono stato parcheggiato a lungo mentre ero al pronto soccorso. Qui faccio mio malgrado la conoscenza di un altro vecchio barellato, in attesa di una ecografia, che racconta a tutti i presenti che in 86 anni è la seconda volta che va in ospedale, e che la prima volta è stato perché aveva molto sangue nelle feci ma non hanno capito perché (so che voi volevate saperlo esattamente quanto volevo saperlo io). Insomma, ridendo e scherzando mi fanno entrare alle 18:40, con appena due orette di ritardo. La risonanza procede senza grossi intoppi (a parte il fatto che la interrompo una volta perché non riesco a tenere le braccia nella posizione richiesta dal tecnico), quindi torno in camera dove mi attende finalmente la cena (fredda, stasera crocchette di pollo), assieme a un amico in visita (l’unico oggi, grazie di essere venuto!).
I risultati della risonanza arrivano domattina. Adesso la grande domanda che solo domani riceverà risposta è “il medico del sabato mattina sarà abbastanza coraggioso da firmare le mie dimissioni oppure mi attende un fine settimana in ospedale, con nuove, eccitanti avventure?”.

So già quale sarebbe la vostra scelta se doveste decidere voi, ma sappiate che siete delle brutte persone.

Cronache dalla Corsia – Episodio 4

Episodio 4 – Una nuova speranza

La speranza del titolo, oltre che una ovvia citazione, è che questa serie, ormai di grande successo, venga rinnovata per una seconda stagione.
Ci sperate voi, lo preciso, ma a quanto pare ci sono buone probabilità che le vostre speranze siano ben riposte.

Ma veniamo a noi, che con la giornata di oggi potrei tirare fuori anche due episodi. Tutto ha inizio la solita mezz’ora prima della sveglia, quando lo schiodato inizia a chiamare perché vuole che gli venga svuotato il pappagallo. Mi alzo e glielo svuoto io, resistendo alla tentazione di farlo sulla sua testa.

Dopo la colazione, inizia una sarabanda di emozioni che culminerà con la visita medica.
Per cominciare, il mio compagno di stanza (finora) normale decide che potrebbe essere divertente dare da mangiare a piccioni e gabbiani, apre la finestra, sbriciola un panino e viene assalito da uno stormo che cerca di azzannargli un braccio. Si becca un cazziatone carpiato da tutti gli infermieri e i dottori.
Poi arrivano i fisioterapisti per far camminare lo schiodato. Dopo 5 minuti tornano, l’altro compagno di stanza (quello lento) fa una battuta tipo “già tornati?” e il fisioterapista gli risponde con parole non troppo dirette un qualcosa equivalente a “vedi di farti una sacchettata di cazzi tuoi”. Segue scambio di battutine sarcastiche e non si arriva alle mani giusto perché il lento non riesce quasi a camminare (ma io avrei scommesso comunque su lui, visto che è armato con una pesante stampella e il fisioterapista non sembrava molto tonico).
Poi volano altre male parole nel corridoio tra the Wheeled Lawyer e tutto il team di medici e infermieri, visto che a quanto pare il (poco) paziente si è andato a nascondere all’ora prevista per la sua colonscopia.

Arriva infine l’ora delle visite e, non del tutto inaspettatamente, c’è un nuovo dottore diverso da quelli dei giorni scorsi (in realtà era accompagnato anche da quello di ieri). Pensano a me per primo e già pregusto il vento delle dimissioni. Lui guarda la mia cartella, mi chiede qualcosa e poi dice “no, non è possibile che sia colecistite”. All’improvviso le gonadi mi scendono sotto alle ginocchia. Lui mi visita, si consulta con i due dottori che stanno con lui, discutiamo un po’, racconto i miei sintomi per l’ennesima volta più uno, quindi decide che è il caso di fare una risonanza magnetica per avere un panorama chiaro delle vie biliari. Io già intravedo un destino di fine settimana in ospedale. Poi chiede se ho con me vecchie analisi, al che gli mostro quelle dello scorso marzo. Rimane affascinato soprattutto dalla salute della mia prostata, e l’altro medico (che, deduco, è un urologo) viene costretto dal primo ad affermare che mi farebbe volentieri un esame della stessa per l’ebbrezza di vedere una volta tanto una prostata completamente sana. Mantengo la faccia da poker e cerco di riportare il discorso sul tema epatico, poi per fortuna il dottore passa al mio vicino moribondo e inizia a togliere delle fasciature per medicarlo.
Io comunico le ultime novità a un po’ di gente, quindi alzo lo sguardo distrattamente dal cellulare verso il mio vicino e vedo il suo sedere aperto, sventrato, purulento e maleodorante che mi fissa. Esco a fare una passeggiata.

Visto l’argomento del paragrafo precedente, questo è il momento giusto per farvi conoscere anche il menu dei miei pasti, quindi ve lo esplicito: sono tutti uguali. Pastina in brodo vegetale, puré e mela cotta in scatola sono piatti fissi per la mia dieta; cambia il secondo, che oggi per esempio sono state crocchette di pollo a pranzo e polpette di manzo a cena, ieri hamburger a pranzo e tacchino arrosto a cena, l’altro ieri hamburger a pranzo e crocchette di pollo a cena. Anche nei secondi abbiamo già due doppioni su 6 pasti, se continua così mi sa che non finisco l’album.

Altri accadimenti del pomeriggio: ho telefonato al gastroenterologo che mi ha detto che non ci sono problemi per l’operazione. Appena mi dimettono vado da lui con tutti i documenti e mi si opera in settimana! Evviva!

Entra un’addetta alle pulizie in stanza, guarda fuori dalla finestra e vede avanzi di pane sul balcone. Inveisce contro il cretino che dà da mangiare ai piccioni non avendo idea di quante malattie possano trasmettere. Il normale fischietta in un angolo fingendosi un’asta per la flebo.

Busso anche al dottore per chiedergli se ha idea di quando sarà la mia risonanza: ancora la prenotazione non risulta sul computer, ma rivediamo insieme i referti degli esami che ho fatto lunedì. La Tac cranica, a parte il setto nasale leggermente storto, è praticamente perfetta; idem la lastra del torace; dall’ecografia si vedono i calcoli ma non si direbbe che la colecisti sia messa tanto male… Già che c’è mi controlla pure la tiroide, ma anche quella è tutta a posto, l’impressione sbagliata che aveva avuto guardandomi è dovuta alla scoliosi. Insomma, unita ai complimenti per la prostata del mattino, sembra quasi che il dottore ci stia a provare con me. E in ogni modo apprezza molto il mio stato generale di salute. Se domattina mi trovano morto e mi espiantano gli organi, sapete a chi dare la colpa.

Anche oggi, come ieri e nei giorni scorsi, sono stato allietato dalla visita, dalle telefonate e dai messaggi di molti amici. Non posso ringraziarvi tutti qua, perché non voglio fare nomi in un post pubblico, ma sapete che parlo di voi: grazie!

Ah, poi si è saputo per quando è fissata la mia risonanza magnetica: domani pomeriggio. La serie va quindi avanti almeno fino al quinto episodio, rimanete sintonizzati!

Cronache dalla Corsia – Episodio 3

Episodio 3 – Attese tradite

Un caloroso bentornato a tutti gli appassionati lettori di queste righe! Mi fa piacere che vi appassioniate in così numerosi alle mie sfighe personali! Grazie, eh!
Ci eravamo lasciati nell’attesa di un consulto chirurgico, andiamo a scoprire insieme se si è verificato e con quale esito (ma il titolo dell’episodio dovrebbe insinuarvi qualche sospetto).

La giornata inizia mezz’ora prima della sveglia, quando il mio compagno di stanza schiodato decide che è il momento per diventare Tarzan e tenta di alzarsi dal letto incastrandosi nella spalliera metallica. Ormai non ci facciamo più caso. L’infermiera poi scruta il mio vicino di letto, quello moribondo, e sentenzia “questo sta per morì”, ma si ricrede quando vede che forse ancora respira.
Arriviamo alla colazione, che stavolta finalmente tocca pure a me, poi la mattinata scorre tranquilla, con le uniche emozioni date dalle solite deiezioni dei compagni di stanza non autosufficienti. Attendo con ansia il passaggio del medico, perché la dottoressa che è passata ieri dovrebbe aver chiesto il consulto chirurgico. Quando alla fine il medico arriva, vede ovviamente la mia cartella per la prima volta e si rende conto che probabilmente il chirurgo non è stato mai chiamato. Dice “vado a controllare e ti faccio sapere”, quindi sparisce in una nuvola di zolfo e non ricomparirà mai più.
Arriva il pranzo! Per me, ancora minestrina, hamburger, purè e mela cotta (ehi, proprio come ieri! Devono aver capito che mi era piaciuto!). Insieme al pranzo, arriva nuovamente la figlia schizzata del mio compagno di stanza normale, che stavolta si porta dietro la sorella, meno schizzata ma decisamente equivalente in termini intellettivi. La schizzata ieri mi aveva chiesto di aiutarla a disattivare l’opzione bizzarra che legge ad alta voce tutti i numeri entranti sul cellulare “da vecchi” del padre (tempo per scoprire come si fa: 4 secondi), oggi invece lei e la sorella si mettono a discutere di…

Scusate, mi sono reso conto di non avervi fornito un dettaglio importante: sulla nostra finestra (al piano terra) bivaccano per tutto il giorno piccioni e gabbiani, e il mio compagno di stanza normale è talmente normale da aprire la finestra e nutrirli (almeno, finché non l’ho cazziato… Non è che se uno è all’ospedale allora deve cercare di prendere apposta tutte le malattie). Oggi qualcuno ha messo anche una ciabatta di gomma ad asciugare sul davanzale, e subito è diventata il giocattolo preferito dei gabbiani. Evvabbè.

Tornando alle due sciroccate, oggi sono state a lungo a discutere su cosa diamine fossero quegli enormi uccelli bianchi. Una delle due ha ipotizzato che fossero gabbiani, ma l’altra ha subito ribattuto che era impossibile perché i gabbiani stanno in mare.
Ora, perdonatemi. Siamo a Roma. A Roma ci sono in giro sostanzialmente quattro varietà di uccelli: i piccioni, le cornacchie, i gabbiani e i pappagalli. Capirei se non fossero riuscite a identificare una gazza ladra, o una ghiandaia. Ma i gabbiani fanno parte dell’arredo urbano, non riconoscere un gabbiano è lo stesso che non riconoscere un semaforo. Ditemi bravo perché sono riuscito a stare zitto e a non fare alcun commento sarcastico.

A un certo punto del pomeriggio, del tutto a sorpresa, entra un tipo vestito da carburatorista e mi fa “salve sono il chirurgo”. “Ah bene” faccio io, “e ha controllato l’olio quando mi operate?”.
Tiene lo sguardo basso, forse si sente in colpa. “C’è una lista d’attesa di due-tre mesi. Ci spiace (leggi: non ce ne frega in effetti un cazzo) ma il tuo caso non è urgente”.
Vi risparmio la scena in cui tento di azzannarlo alla giugulare, e anche tutte le successive, cioè quella relativa al piano B (ho fatto bene a farmi mettere in lista nel frattempo a un ospedale in Toscana, ma anche lì i tempi purtroppo sono simili) e quella relativa al piano C (contattare il mio gastroenterologo per effettuare l’intervento in tempi più rapidi presso una clinica privata convenzionata da lui già in precedenza caldeggiata – proposta a suo tempo da me declinata per la volontà di fare l’intervento più vicino a casa – ma che al momento pare essere invece l’idea più sensata e risolutiva, lo chiamo domani pomeriggio perché oggi c’era solo la segretaria, e ho ancora una parentesi da chiudere).

Rimane da capire quanto ancora io debba restare qua in ospedale a non fare niente. Per dire, oggi pare si siano scordati di darmi due dosi di antibiotico, e mancano letti al punto che c’è gente che dorme in corridoio, ma in compenso adesso tutto il team infermieristico sta guardando la partita.
Temo non mi manderanno via finché avrò la febbre, ma il mio destino sarà affrontato nell’episodio di domani.

Voglio invece chiudere questa lunga digressione odierna presentandovi un personaggio che entrerà da subito nei vostri cuori. Dovete sapere che ho cenato in corridoio perché lo schiodato ha deciso che l’ora di cena è l’ora perfetta per le minzioni sul pavimento. Così facendo, oltre a intrattenere gli amici che sono passati a trovarmi a quell’ora (grazie!), mi sono purtroppo imbattuto nel temibile Wheeled Lawyer, un terribile e invincibile boss di fine livello. Si tratta di un tipo piuttosto anziano, in carrozzina, capelli e barba lunghi, che attacca bottone con tutti parlando (va riconosciuto, con un certo talento imbonitore) della sua vita come avvocato con quattro lauree, del suo studio in piazza Farnese, di clienti del calibro di Berlusconi e Craxi, di metodi educativi discutibili verso la prole e di fughe rocambolesche dalle cliniche, mostrando in tutto ciò un certo maschilismo nemmeno provato a nascondere. Nella pratica, un cazzaro in dialisi. Gli infermieri che staccavano il turno passavano nel corridoio salutando, e in tutti loro ho letto uno sguardo di scherno profondo, del tipo “oggi è toccato a te, io vado a casa e tu invece devi restare”.
Già, devo restare qua… Vediamo se domani scopriremo anche per quanto tempo.

Cronache dalla Corsia – Episodio 2

Episodio 2 – Dentro la Medicina interna

So che siete tutti preoccupati per la mia salute (specialmente qualcuno a cui devo restituire 50 euro), ma vi terrò sulle spine ancora un pochetto, al termine di una giornata così densa di emozioni (quest’ultima affermazione potrebbe essere falsa).
Riassunto dell’episodio precedente (previously on Cronache dalla Corsia…): sono stato ricoverato in Medicina interna, per trovare le cause dei miei problemi di stomaco. Ora dovete sapere che in Medicina interna ci sono più che altro vecchi. Per dire, sono il più giovane dell’intero reparto; i miei quattro compagni di stanza totalizzano intorno ai 360 anni. Ora, devo dire di essere stato molto tentato dal presentarvi questi quattro vecchietti come simpatiche macchiette di cui ridere insieme. Ma insomma, no, non c’è molto da ridere del mio vicino di letto, che è praticamente un vegetale e al quale in due giorni nessun parente ha fatto visita. Né si può ridere troppo a lungo del poveraccio che è uscito di senno e che giorno e notte chiama aiuto da persone inesistenti (specie quando lo fa di notte). Non c’è granché da sfottere nemmeno il tipo che ha subìto un qualche intervento addominale e cerca di riprendere a camminare nonostante abbia pure un piede ingessato. Al massimo possiamo ridere dell’unico normale dei quattro, ma purtroppo non c’è niente da ridere proprio perché è normale, e una figlia isterica non è sufficiente a renderlo un personaggio memorabile.
E allora vi racconto degli esami che mi hanno fatto in questo intenso giorno. Mi aspettavo una gastroscopia, come mi era stato predetto dal medico del pronto soccorso, e il fatto che mi abbiano fatto saltare la colazione mi pareva una conferma in tal senso. Verso le 11 però, visto che di medici non si vedeva neanche l’ombra, provo a chiedere lumi, con il solo risultato di farmi abbondantemente ischerzare dagli infermieri. Mi dicono “ah se ti va bene te la fanno lunedì”. Al mio sguardo di panico, l’infermiere si rende conto che forse ha detto una cazzata, ci pensa un attimo e dice “Ah ma oggi è martedì. No allora ci sta che te la facciano venerdì”. Inizio a perdere le speranze in una ragionevolmente rapida risoluzione della faccenda.
Il pranzo in compenso me lo servono, ma malauguratamente arriva proprio insieme alla dottoressa per il giro di visite, la quale inizia a visitare ma esce per rispondere a una telefonata, mentre il mio compagno di stanza schiodato decide di usare per la terza volta nella giornata il pavimento come pappagallo. A quel punto inizio a mangiare, in un piacevole clima saturo di odori (benedetto il raffreddore!) mentre le infermiere cambiano i pannoloni ai miei amici e discutono sulla defecazione continua del mio vicino di letto.
Proprio in quel momento entra in stanza il primario per riempire nel nostro bagno una bottiglia d’acqua, e subito esce dalla stanza con una espressione più che eloquente.
Alfine la dottoressa mi visita, nel senso che si fa raccontare le mie vicissitudini per l’ennesima volta, deducendo infine quello che io sospettavo da un mese ma che tutti i dottori finora interpellati avevano seccamente smentito: si tratta di colecistite, e bisogna anticipare al più presto l’intervento che avevo già programmato per fine luglio.
Si mette dunque in calendario un consulto chirurgico con un probabile trasferimento in chirurgia, quindi si rimane in attesa senza nessuna novità. Non chiedete, non so ancora nulla, neppure se il chirurgo sarà d’accordo con l’internista sulla diagnosi (ma immagino di no, visto l’andazzo). Se già non ci pensasse la colecisti, quest’ansia mi farebbe stare malissimo.

Altri momenti di vera e profonda emozione della giornata: la ricerca della vena per mettere una nuova cannula (a quanto pare ho le vene più profonde del mondo, poi non si dica che sono un superficiale), la visita di molti amici e il contatto telefonico o telematico di molti altri dopo la lettura del primo episodio (così imparo a mettere online i cazzi miei!). Vi voglio bene, davvero.

Cronache dalla Corsia – Episodio 1

Era già successo anni fa. Allora affrontai un ricovero mediamente lungo a fronte di un intervento programmato, e ne narrai abbondantemente nelle “Cronache dalla corsia” che potete ancora leggere (o rileggere) qui.
Adesso sono di nuovo in ospedale (spero per poco), e butto là una nuova cronaca così che possiate farvi gli affari miei grazie anche all’indubbio rimbalzo sui social network. Pronti? Bene, si va a cominciare.

Episodio 1 – Pronto Soccorso

Allora, la premessa è che dai primi di aprile soffro di gastroenterite, cioè vomito un casino e di conseguenza sto giorni e giorni senza mangiare. Poi i sintomi ricominciano da capo e così via. Giovedì scorso è iniziato il quinto giro: vomito e dolori allo stomaco per 16 ore, poi digiuno forzato e stavolta pure un po’ di febbre. E visto che ho sudato per la febbre, ecco anche tosse e raffreddore, che non ci vogliamo far mancare nulla.
Finché, ieri mattina, un mese di quasi digiuno inizia a dare i risultati. E no, non sto parlando della prova costume, che comunque quest’anno è ampiamente superata e anzi se volete perdere una taglia venire a trovarmi prima che mi guariscano che vedo di contagiarvi. Sto parlando del fatto che sono svenuto nel bagno.
Per fortuna non mi sono fatto male; mi era già successo qualche anno fa e stavolta ho intercettato in tempo i sintomi, sdraiandomi sul pavimento prima che la gravità decidesse per me.
Poi chiamo l’ambulanza e via, al pronto soccorso! Orario di arrivo, 13:00 circa, codice giallo.
Ho davanti a me altri 5 codici gialli, la sala del PS è letteralmente intasata, ma ciononostante passo abbastanza in fretta al triage. Là mi rendo conto che a fronte di molti dottori e infermieri in gamba, ne basta uno un po’ meno motivato per mandare tutto a puttane. Un esempio? Ci mettono dieci minuti a districare i fili della macchina per l’elettrocardiogramma perché chi la aveva usata prima la aveva messa via un po’ così, a cazzo di cane.
Comunque: non ci sono lettini, resto a lungo sulla barella dell’ambulanza e intanto mi fanno un sacco di esami: sangue, RX addome, ecografia, TAC cranica ecc.
Vista la mia storia medica, la dottoressa decide per il ricovero e mi parcheggia nel corridoio in attesa che si liberi un posto letto. Cosa che avverrà dopo alcune ore, visto che mi sarà dato un posto letto alle 19:30.
Nel frattempo, intorno a me fluiscono altri degenti, dai quali capto almeno un paio di figure eroiche e degne di nota:
– La 90enne che sembra più giovane di suo figlio (e infatti pensavo fosse la moglie) e che sta con la febbre in corridoio dalle 9 del mattino fino alle 18, ora in cui la rimandano a casa.
– Il tipo con problemi psichiatrici che ha forti dolori addominali e rimane tutto il giorno assieme alla famiglia che cerca di tenerlo buono, mentre attendono che l’ospedale faccia loro sapere se sono attrezzati per gestire un caso simile (erano lì dal mattino, ce li ho lasciati quando mi hanno ricoverato, speriamo bene).

Comunque, concludendo il resoconto della giornata: ricovero, tutti gli esami di ieri a posto, oggi gastroscopia e non si ancora che altri esami. Nel prossimo episodio vi parlerò dei miei compagni di stanza e di tutto ciò che sarà capitato nel frattempo. Intanto, una sola parola a tutti gli amici che si sono fatti vivi di persona, telefonicamente o tramite messaggi: grazie!!!