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Toponomastica fantastica: Sassari

Elisabetta CanalisL’origine del nome della città di Sassari è stato per secoli oggetto di disputa e speculazioni accademiche. Fin dalla metà del XII secolo questo nome ricorre in varie forme, fra le quali Thatari, Thatar, Sassaris, Sasser, Sacer, Sacher, Strudel, Pannacotta, Limoncello. Ma il mistero toponomastico non è stato sciolto se non nel 1977, anno in cui è stato rinvenuto un manoscritto in una pieve in provincia di Imperia.

Nell’antico documento si narrava infatti di una disputa medievale tra villaggi appartenenti a diverse regioni d’Italia: alcuni pugliesi, già emigrati in Liguria, si erano infine trasferiti in Sardegna, esiliati a seguito di faide familiari non risolte. Le faide, si sa, sono dure a morire, e infatti anch’esse si trasferirono oltremare, portandosi dietro gli inevitabili lutti e sofferenze.

Dopo anni di vendette, e grazie infine all’intercessione di papa Gelasio II, si decise di trasformare la faida in una sfida folkloristica, al pari delle contese tra quartieri (palii, giostre e tornei) che già in altre città avevano consentito di annullare il tributo di sangue richiesto dalle vendette familiari. Fu perciò organizzata una grande sfida a Morra Cinese, gioco altrimenti noto come “Carta-Forbice-Sasso”, tra gli esponenti delle famiglie coinvolte in Puglia, Liguria e Sardegna.

I liguri divennero imbattibili nelle mosse legate al segno della Carta; dalla loro squadra prese il nome perciò il paese di Cartari (IM). I pugliesi si specializzarono nel segno delle Forbici, dando nome al paese di Forbiciari, mutato poi in Forbiccari e divenuto alfine l’odierno Biccari (FG).

Per i sardi, più avvezzi a combattere con la siccità e la scarsità di vegetazione, fu invece quasi automatica la specializzazione nella mossa del Sasso. Dalla squadra dei “sassàri” prese perciò il nome anche la città di Sassari. Ed è con questo nome che è conosciuta ancora oggi.

(nella foto: la sassarere più famosa al mondo, Elisabetta Canalis, mentre vince a Morra Cinese giocando il sasso, la mossa tipica della sua terra)

(da: Toponomastica fantastica)

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Gemellaggi fantastici: Decimomannu e Vetulonia

Decimomannu - Vetulonia

Negli ultimi vent’anni ha preso piede in tutta Europa la consuetudine di gemellare quartieri, paesi e città con analoghi soggetti esteri, nell’ottica di favorire lo scambio culturale. Che questa pratica sia stata utile o meno, non sta a noi giudicarlo. Ci piace però ricordare come questi gemellaggi nascano sovente a partire da caratteristiche comuni alle due parti in causa.

L’esempio che riferiamo oggi è quello dei due paesi di Decimomannu (CA) Vetulonia (GR).

Il primo è di origine romana e ospita una base della NATO. Il secondo, di origine etrusca, si fonda su un’economia rurale, con le sue coltivazioni di ulivi e di viti, e presenta almeno due attrazioni folkloristiche di un certo spessore, quali il campionato di “Palla eh!” e il tradizionale “Palio dei ciuchi“.

La caratteristica che accomuna però queste due terre, altrimenti così difformi, è il fatto che entrambi i paesi hanno tutte e cinque le vocali ripetute una sola volta.

I frutti del gemellaggio non hanno tardato a farsi sentire: presso la base NATO di Decimomannu è stata inaugurata perciò una nuova fusoliera, a Vetulonia invece il Comune ha realizzato dieci nuove aiuole, ciascuna delle quali con al centro una sequoia.

Anche l’ordine pubblico ha risentito del gemellaggio: sebbene sia a Decimomannu che spesso viene esiliato sotto copertura qualche pregiudicato, è a Vetulonia che non manca mai un tafferuglio tra qualche ubriacone disturbatore.

Visti i buoni esiti del gemellaggio, i due paesi stanno pensando di estenderlo anche al paese di Torrepaduli (LE). Fallito invece quello con Quattroventi, paese immaginario del mondo dei Pokémon.

(nella foto: c’è gemellaggio anche in senso funerario. Le lapidi mortuarie, infatti, sono diffuse sia a Decimomannu che a Vetulonia. E gli abitanti di entrambi i paesi prima o poi moriranno.)

(da: Toponomastica fantastica)

Toponomastica fantastica: Brindisi

BrindisiDell’antica Brundisium, nata su un insediamento risalente all’età del bronzo, si inizia a parlare nei libri di storia con la conquista da parte dei romani nel 266 a.C.

L’importanza politica della città risale però a mezzo secolo dopo, e con precisione alla Seconda Guerra Punica: la città dell’Apulia rimase infatti fedele a Roma anche dopo la rovinosa disfatta della battaglia di Canne (216 a.C.).

Grandi furono perciò in tale occasione i festeggiamenti per celebrare la rinnovata alleanza con il Palatino. Svetonio racconta che nell’arco di due settimane di bagordi sfrenati furono macellati quindicimila tra polli, manzi e maiali, e per accompagnare questi sontuosi pasti fu rapidamente consumata tutta la riserva esistente di Primitivo di Manduria (per questo motivo peraltro nel museo archeologico di Brindisi non esistono reperti precedenti il secondo secolo a.C.; il paradosso è che le bottiglie di Primitivo ivi conservate non sono purtroppo realmente primitive come ci si aspetterebbe).

Al di là del danno archeologico, tuttavia, questo evento contribuì a diffondere la nomea di gozzovigliatori per i salentini, al punto che ci sono arrivate tracce degli sfottò non solo negli affreschi pompeiani, ma anche nella trascrizione dei cori da stadivm, che all’epoca si usava intonare durante le partite di calcivm.

Nel secondo secolo già esisteva infatti una lega sportiva a livello nazionale, costituita da squadre il cui nome si è tramandato nella storia (come per esempio JuventusPro Patria e Juve Stabia); fu durante una partita tra Brundisium Atalanta che fu esposto lo striscione “Brindisino lalà lalà lalà” mentre tutti i tifosi avversari sollevavano festosi un calice. Gli abitanti di Brundisium furono perciò ribattezzati come sfottò “brindisini”, da cui il nome attuale della città.

Tracce di questa antica nomea si trovano ancora oggi, visto che (come testimoniato dal video qui sopra) il coro da stadio di cui sopra viene ancora intonato in molte zone dello stivale (sebbene si supponga che la musica non sia più corrispondente a quella originale che, ahimè, è andata perduta) durante le feste di compleanno. Feste durante le quali si cita anche (forse inconsapevolmente) l’antico motto latino di Brundisium, “Tanti augurii a te”, che potremmo liberamente tradurre in italiano come “Da te giungano così grandi buoni auspici”.

Buoni auspici che per Brindisi si sono verificati, in quanto la città, arrivata fino ai giorni nostri, ancora oggi con questo nome è conosciuta.

(nella foto: un’antica locandina che pubblicizza una partita di calcivm allo stadivm di Brvndisivm)

(da: Toponomastica fantastica)

Toponomastica fantastica: Iran e Iraq

iran-iraqCon il Decreto Legislativo n.446 del 15 dicembre 1997 è stata istituita l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive, più nota con il suo acronimo IRAP; con la Finanziaria 2008 questa tassa ha assunto la natura di imposta regionale.

L’IRAP colpisce il valore della produzione netto delle imprese, cioè il reddito prodotto al lordo dei costi per il personale e di oneri e proventi di natura finanziaria. E’ cioè proporzionale al fatturato di un’azienda e non all’utile di esercizio della stessa; per questa ragione è stata oggetto di numerose polemiche, in quanto appare come un’imposta vessatoria nei confronti delle imprese dotate di alti volumi di personale e sfavorisce quindi quelle imprese che intendano assumere.

Molte regioni perciò hanno cercato fin dall’inizio di aggirare la norma, perseguendo l’elusione fiscale nei confronti dell’IRAP.

Emblematica fu la scelta della Persia, della quale abbiamo già parlato in relazione all’origine del nome di Venezia, che optò per seguire una politica fiscale di frazionamento alfabetico.

Un pool di esperti fiscali sfruttò infatti una poco conosciuta circolare interpretativa dell’Agenzia delle entrate e decretò così la divisione della Persia in due distinte regioni, in modo da diminuire l’aliquota relativa, a parità di quota imponibile. Come secondo passaggio, si scelse di operare a livello nominale sulle valutazioni alfabetiche, sebbene limitate alla lettera di importo inferiore: in un caso si scelse un passaggio alfabetico discendente, nell’altro un criterio di tipo ascendente. Da IRAP si passò perciò in un caso a IRAN, nell’altro a IRAQ.

Questa scelta agguerrita di politica fiscale provocò le ire dello scacchiere internazionale, e le due regioni divennero perciò scenario di guerre e guerriglie.

Nonostante i ripetuti sforzi militari, Iran e Iraq sono rimasti comunque esenti dall’Imposta Regionale sulle Attività Produttive, e con questi nomi sono conosciuti ancora oggi.

(nella foto: la sede di Teheran dell’Agenzia delle entrate)

(da: Toponomastica fantastica)

Toponomastica fantastica: La Maddalena

lamaddalenaIn pochi sanno che la piccola isoletta de La Maddalena, a nord di Porto Cervo, fu scelta in età moderna come nascondiglio nientemeno che dagli eredi dei Cavalieri Templari.

Nel 1768 fu infatti fondata la chiesetta dedicata a S. Maria Maddalena, santa che, come rivela Dan Brown ne Il codice da Vinci, può in realtà essere identificata come la “coppa” (uterina, in senso figurato) all’interno della quale fu conservato il “sangue reale” (Sang Real), cioè la discedenza di Gesù Cristo. In pratica, il Santo Graal.

Quelle di Dan Brown ovviamente sono frottole diffuse ad arte per inquinare la verità dei fatti, e cioè che il Santo Graal (coppa reale, e non in senso figurato come Dan Brown vorrebbe far credere) è stato davvero custodito in questa piccola isola per molti anni.

Giuseppe Garibaldi optò volontariamente per un “pensionamento” nella vicina Caprera, in quanto massone e segretamente incaricato dai vertici della fratellanza di custodire appunto il nascondiglio del Sacro Calice.

Il luogo non è stato scelto a caso: se si uniscono infatti con una linea immaginaria le città di Grosseto Alghero (GRAL), e si divide la linea in due segmenti legati tra loro dal rapporto aureo phi (rapporto di 1,61 circa) si ottiene proprio l’isola de La Maddalena.

Purtroppo il Graal non si trova più qui; nel corso dell’800 fu spostato su un’altra linea perché il suo nascondiglio era ormai stato messo a repentaglio. Si pensa che la nuova linea sia quella GrossetoAlessandria (ancora GR-AL): se la dividiamo in due segmenti in rapporto aureo, troviamo al centro il piccolo abitato di San Guido, vicino Bolgheri (LI).

Il massone Giosuè Carducci, nella sua celebre poesia “Davanti San Guido”, lascia anch’egli un indizio sulla nuova ubicazione della Sacra Coppa, scrivendo:

“E quello che cercai mattina e sera
Tanti e tanti anni in vano, è forse qui,
Sotto questi cipressi, ove non spero,
Ove non penso di posarmi più:
Forse, nonna, è nel vostro cimitero
Tra quegli altri cipressi ermo là su.”

Il Graal si trova dunque a Bolgheri? Non lo sappiamo, ma la nostra ricerca continua.

Nel frattempo, dopo secoli e a monito perenne per tutti i ricercatori, l’isola de La Maddalena continua ancora a chiamarsi così.

(in figura: il collegamento tra Grosseto e Alghero. E aspettate che qualcuno si accorga che, proprio in mezzo alla linea tra GRenoble, Francia e ALbacete, Spagna, si trova il paesino di Rennes-le-Château!)

(da: Toponomastica fantastica)

Toponomastica fantastica: Città del Capo

boeriAgli inizi del XIX secolo il magnate olandese Issak Van Der Vander si recò in Sudafrica per ispezionare la sua fabbrica di cioccolatini al liquore. Per raggiungere lo stabilimento attraverso la vastissima tenuta di sua proprietà, Van Der Vander decise di utilizzare la sua nuova automobile, vero e proprio status symbol dell’aristocrazia di inizio secolo.

Purtroppo la strada impervia causò la foratura di una gomma, con grande sgomento di Thomas De Spar, il suo chauffeur. L’automobile era infatti una delle prime a montare pneumatici gonfiabili (come quelli moderni), mentre i primi modelli avevano avuto sempre ruote in gomma “piena”, e il povero autista non aveva idea di come ripararli.

De Spar andò in cerca di aiuto per riparare la macchina del capo ma, sebbene gli abitanti della zona fossero boeri (e quindi di origine olandese) la comunicazione fu molto difficile, perché la lingua da essi parlata era molto diversa da quella della madrepatria. De Spaar espresse il suo problema con un mix tra linguaggio verbale, paraverbale e gestuale. Il semplice concetto che voleva esprimere, “la macchina del capo ha un buco nella gomma”, fu inteso perciò dagli indigeni come un più oscuro “la brum del m ha un pss nella m”.

I boeri intesero alla fine che la volontà di Van Der Vander fosse quella di dare il nome alla strada, chiamandola Macchina del Capo.

Inutili furono i tentativi di far comprendere l’equivoco: la tradizione dei boeri implica infatti che dando il nome a un elemento territoriale, si può vincere automaticamente la possibilità di dare il nome a un altro elemento, e così via a catena. Così fu nel caso di Van Der Vander, che fu costretto a battezzare la regione circostante come Penisola del Capo e, a catena, l’insediamento lì vicino come Città del Capo.

Ed è proprio con questo nome che la capitale del Sudafrica è conosciuta ancora oggi.

(nella foto: la fabbrica di Van Der Vander produce ancora oggi cioccolatini ripieni di Vecchio Amaro del Capo, secondo la tradizione boera)

(da: Toponomastica fantastica)

Toponomastica fantastica: Campobasso

CampobassoNell’anno 878 il re longobardo Adelchi decise di imporre il suo dominio sulla Contea dominata dalla famiglia De Molisio. Stabilì quindi di fondare la sua capitale nel territorio strategico tra i fiumi Biferno e Fortore.

Adelchi si fermò perciò nella vicina Benevento mentre i suoi esploratori sondavano la zona alla ricerca del luogo più adatto per l’insediamento. Gli esploratori, giunti alle spalle della foresta Matese, trovarono un luogo che reputarono adatto e subito tentarono di contattare Adelchi per avere la sua approvazione. Purtroppo per ben diciotto volte la comunicazione fu interrotta perché i loro telefonini non prendevano.

Alla fine, spostatisi verso Isernia, gli esploratori riuscirono a trovare un posto con campo sufficiente perché la comunicazione con Adelchi non si interrompesse. La trascrizione della telefonata con la quale il re approvava l’insediamento è stata tramandata negli annali: “Si fondi dunque una città là dove il campo è basso”.

E ancora oggi, nella città di Campobasso, prende a fatica Tim.

(nella foto: dall’antica torre in rovina della città vecchia ancora oggi si inviano segnali di fumo e piccioni viaggiatori)

(da: Toponomastica fantastica)